CATTIVO COSTUME

compagnia musicale performativa itinerante

interviste/recensioni

Intervista su Napoliflash24 a cura di Teresa Lucianelli.
Direttore Raffaele Cofano

http://www.napoliflash24.it/il-progetto-fonderia-13-e-larte-dei-cattivo-costume/

https://m.youtube.com/watch?v=kctWGgym8jo

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Recensione di SoUnD su napoliflash24 a cura di Raffaele Cofano.
http://www.napoliflash24.it/pulcinella-tra-tradizione-e-modernita/

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Pulcinella, tra tradizione e modernità
Spettacolo emozionante, tenutosi domenica 28 dicembre, al Myo, un bellissimo “salotto culturale” di Castellammare di Stabia, dove una sessantina di persone (la capienza massima), hanno potuto assistere a SoUnD, diGaspare Nasuto ed i Cattivo Costume.

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Gaspare, artista burattinaio di fama mondiale, è tra i pochi a mantenere in vita la tradizione delle guarattelle napoletane. Il suo è un Pulcinella rigorosamente tradizionale, un pò citrullo ed allo stesso tempo scaltro e furbone, sfaticato, innamorato, irriverente e ribelle alle regole, insomma il classico “napoletano”, che si prende gioco anche della morte. E con Gaspare i Cattivo Costume, quattro attori/musicisti bravissimi ad interpretare le melodie dell’antica tradizione napoletana con contaminazioni moderne, un connubio perfetto, una sorta di rock melodico delle guarattelle.

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Bravissimi gli artisti a coinvolgere il pubblico, bambini ed adulti alla scoperta, e riscoperta della nostra maschera, che gioca con la vita, l’amore, la ribellione e scofigge anche la morte che non riesce a portarlo via con se…Pulcinella, immortale come Napoli.

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Gran finale con una tarantella rock in cui si sente l’energia, la voglia di questa nuova generazione di artisti, di ragazzi, di napoletani, che con le nostre tradizioni, l’arte, la cultura, stanno dando vita a questo Rinascimento Culturale Napoletano.

Sound sarà in replica il 4 gennaio al Teatro Marcovaldo Castellammare di Stabia

Per i video dello spettacolo clicca su questi link:

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intervista ai cattivo costume a cura di corrado amitrano per la rivista web,in occasione del concerto terra dimenticata 15 maggio teatro marcovaldo – castellammare di stabia na.

A cura di Corrado Amitrano

Sorprendente! L’aggettivo più appropriato alle emozioni che ho provato ascoltando i Cattivo Costume. Quattro guagliòni direttamente dal Vesuvio eruttano energia Folk con contaminazioni rock. Parliamo di tradizione musicale che è stata riadottata e resa fruibile senza stravolgerne l’essenza verace, la sua identità partenopea. Tammorra, tamburi, chitarra, una voce maschile con molta intenzione, una femminile che rimanda al mito del canto delle sirene di Omero ed una performance teatrale creano una momento di musica che non solo si ascolta, la si vede.

link la rivista web

http://www.larivistaweb.it/le_monde_en_un_clic/i-cattivo-costume-live-at-teatro-stabile-indipendente-marcovaldo/a/

 

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intervista per Suoni Del Silenzio a cura di Vincenzo Calò – 31-5-2013

Secondo voi, chi si assume tutte le responsabilità nel variegato (?) mondo discografico è in realtà un gran paraculo…? Che cos’è il mondo discografico?
Non lo conosco il mondo discografico, in realtà ognuno sceglie la strada che vuole, la strada che può, devi chiederti qual è il senso del tuo far arte, qual è la meta, devi vedere cosa sei disposto a cedere per raggiungere la meta, altrimenti ti ritrovi con uno che ti dice cosa e come fare e lo devi pure pagare, oppure ti ritrovi in un mondo che non ti appartiene. Credo che quando hai una visione di quello che vuoi fare l’unica è l’autoproduzione , nel momento che scegli come collocarti, ti sei assunto le tue responsabilità. In generale rispetto tutti e scelgo quello che sento giusto per cattivo costume.
V’è mai capitato d’essere stati fraintesi artisticamente, magari al momento d’esibirvi?
ci fraintendiamo abbastanza da soli…nella vita trovi sempre chi ti ama, chi ti odia e chi nun te se fila proprio. Devo dire che quando portiamo in giro il nostro concept “in bilico”, una rappresentazione che fonde i nostri pezzi a reading poetici videoproiezioni e teatro danza, trovo sempre una grande attenzione e un gran rispetto da parte di chi resta ad ascoltarci. Poi possiamo piacere o non piacere è un altro paio di maniche…sicuramente il nostro non è intrattenimento, lo definirei più un trattamento anime per chi ci viene a vedere.
La vostra strumentazione è dotata di una ragione esclusivamente atmosferica?
Alla ragione ancora ci dobbiamo arrivare, questa band nasce con una formazione rock 2 chitarre basso batteria..dal 2011 stiamo sperimentando grazie ad una serie di collaborazioni tante possibilità sonore..la scelta dei suoni varia di concerto in concerto, a seconda della situazione e delle anime in gioco. Possiamo essere in undici, e fare un viaggio nel suono a partire dalla prima forma che è il canto passare a tamburi e tammorre, l’elettrico, l’elettro acustico o in tre in versione acustica ed essenziale..tutto questo concorre ad uno spettacolo sempre vivo e in divenire.
Come subentrano dei nuovi elementi d’ispirazione nel vostro caso?
l’universo, la terra, il sole, la luna, la vita, le stagioni dell’anima, l’andare ciclico del mondo, il cammino dell’umanità…
Percepite altrove la voglia d’essere guidati nella comunicazione?
Nel senso se c’è qualche entità che ci guida in quello che facciamo? Può essere… percepiamo nell’underground un esigenza e una voglia comune che andrebbero unite e canalizzate per creare nuovi spazi e nuovi servizi per dar voce agli invisibili e ai non catalogabili, a proposito di questo mi piace citare ezio noto e il suo dedalo festival, fabio fuzz fanuzzi di fuzz studio che lavorano in tal senso. E renè miri quest anno direttore artistico del rito della luce.
Vi sentite sempre in grado di badare a voi stessi?
No ma senza incoscienza non scruti nuovi orizzonti..siamo un gruppo che fino ad oggi ha curato tutti gli aspetti dalla creazione, alla produzione, alla promozione, ci vuole una grande energia mentre lotti per sopravvivere…questo è un progetto nato nel 1993 e viaggia pari passo con l’andare delle nostre esistenze, siamo in cammino, vedremo cosa ci riserveranno nuovi incontri.
Vi augurate che non venga registrato/a…?
se ci registrano ci fanno un favore, in rete ci sono un bel po’ di nostre cose, tutto in creative commons per la libera diffusione delle arti, comunque se mi è possibile preferisco far uscire le cose nuove prima sui nostri canali ufficiali…a breve uscirà il nostro ep livello 0, terzo atto sonoro di questa saga “in bilico”, per la quale stiamo lavorando alla produzione finale, che sarà un cofanetto dvd contenente un cortometraggio prodotto con INSANIA PROJECT, nostri fratelli di cammino, immagini dai vari live che abbiamo fatto, i quadri dei pittori che hanno collaborato con noi concedendoci di proiettare le loro opere negli spettacoli. Cuba(antonio umberto bruno colosimo) e il maestro umberto verdirosi , un libricino con le poesie degli autori presenti in questa rappresentazione che sono:margherita sagnibene, claudio gabola, mariella soldo, martina campi , valentina gaglione, umberto verdirosi e me, oltre ai brani del viaggio cattivo costume…
Dicendo la verità cosa può succedere oggi, di aver posto le basi ad un diritto di popolarità?
Si esiste nella propria esperienza, nella propria verità ed onestà intellettuale, se in questo processo qualcuno si identifica e riconosce..ben venga. Poeticamente se fai impazzire la parola viene meno un dato tipo di armonia?
La sana follia, quella che rompe schemi di oppressione ed omologazione, è l’armonia dell’attimo tuo e del tuo universo. Lavoriamo con gli archetipi, con i concetti, lavoriamo per far si che nelle nostre esibizioni la parola si fonda con il suono con l’immagine e il movimento alla ricerca dell’unità… cerchiamo di rappresentare, per quello che abbiamo vissuto e viviamo l’eterno viaggio dell’uomo per mare e il suo approdo alla terra..nel nostro umile piccolo… Esistono vittorie e/o sconfitte in ogni senso?
Vincere o perdere non ha senso se segui la tua strada tutto è semplicemente vita, vissuta e arsa…sono concetti che implicano aspettative..qui aspettative non ne abbiamo…se non quella di migliorarci come esseri umani e vivere l’arte nel suo senso più sublime..curativo ed evolutivo. Cosa significa venire dal nulla?
Disegnare la tua strada, creare il tuo spazio anche se nessuno ti ha dato nulla e se non sei il figlio di…significa caparbietà ed avere un esigenza interiore alla quale proprio non puoi rinunciare e portarla avanti finchè puoi, cercando di non cadere nella vanità dell’ego…l’intento smuove l’universo…
Confermate tutto ciò che avete scritto finora in risposta.
Confermo di essere nel pieno delle mie facoltà mentali..per quello che si può, ringrazio a nome di tutto il collettivo itinerante di cattivo costume,la vostra redazione per questa intervista.
A cura di Vincenzo Calò.

http://suonidelsilenzio.blogspot.it/2013/05/intervista-ai-cattivo-costume.html

suoni dal silenzio……………………………………………………………………..

intervista per ALMAX MAGAZINE

http://www.progettoalmax.it/musica/item/1080-2013-marzo-band-cattivo-costume.html

intervistaalmaxhttp://it.calameo.com/read/002124636172686476714

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 CATTIVO COSTUME  in bilico live concept 5 agosto 2012 al dedalo festival

intervista a Radio Sisma con Onorio di Giovanna, Luca li Causi, Vincenzo Ciaccio, Arianna…

intervista-a-radio-sisma

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Labirinto concept album intervista con Paco De Renzis su Il Mediterraneo Periodico

ESPLORANDO IL LABIRINTO DEI CATTIVO COSTUME

Dalle cantine underground al primo concept album totalmente indipendente: l’indie rock irrompe sulla scena musicale snobbando l’industria musicale

Negli anni 90 la scena musicale napoletana ebbe un sussulto innovativo che portò al moltiplicarsi di formazioni che suonavano i generi più disparati; e alle pendici del Vesuvio nasceva una band che lontano dalle mode del momento si dedicava anima e porco al rock alternativo. I cattivo costume hanno consumato palchi underground suonando la loro musica, ma nella giungla dell’industria discografica moderna ci hanno messo oltre 15 anni per pubblicare il primo disco, in maniera totalmente indipendente. Labirinto è un concept album di notevole qualità, dal sapore viscerale ma allo stesso tempo con una cura a dir poco maniacale dei particolari: una produzione di buon livello che rende chiari i suoni esaltando le sfumature così come cori e doppie voci; ognuna delle canzoni dimostra la volontà di non appiattire il timbro musicale con identico ritmo dall’inizio alla fine e diventa caratteristica distintiva del gruppo la capacità di cambiare registro sono riuscendo a fondere più generi nella stessa canzone. I riff introduttivi della chitarra non sembrano mai slegarsi concettualmente dalla chiusura strumentale del brano precedente dando merito alla scelta coraggiosa del concept album in un’epoca in cui l’accesso al gusto popolare e al possibile guadagno è legato sempre più al singolo di rotazione radiofonica. Testi mai banali con echi da poesia decadente e cenni ispirati dalla connotazione letteraria in versi della forma canzone che in Italia ha visto una delle massime espressioni nei CSI, più che nei precedenti CCCP, di Giovanni Lindo Ferretti: “ho amato a morte la vita… amo a morte la vita” in Saga delle contraddizioni; “comparsa fuggente spettatore affannato devoto a un copione in cui tutto è ormai già stato” in Angelo imbastardito. Il viaggio di frasi e ritornelli con rime mai forzate in una coscienza umana le cui devastazioni personali non possono staccarsi dalla fotografia di una decadenza sociale trovano la chiosa ideale nei versi conclusivi della Necessità “conquistati il tuo spazio lotta sopravvivenza – tra l’uomo e la fiera c’è poca differenza – nella forma di violenza – l’uomo la sua intelligenza… ma il potere è la sua malattia”. Labirinto è stato presentato dal vivo in un’originale performance tenuta nella Sala Teatro Ichos di San Giovanni a Teduccio, e oltre alla meticolosa organizzazione che ha visto fondersi i suoni dei Cattivo Costume con le visioni delle sorprendenti opere del maestro Umberto Verdirosi, è da sottolineare come assistere all’esecuzione dei brani renda ancor più giustizia alla bravura del gruppo e alla qualità del loro lavoro: dal cantante-chitarrista Marco Milone al bassista Valerio Varlese (fondatori del gruppo), al batterista Boris Tafuri al tastierista (geniale programmino e improvvisazioni) Ferdinando Morello fino alla corista Enza Dentale. Per conoscere in maniera più approfondita la band napoletana abbiamo parlato con il front-man e autore di tutti i testi Marco Milone:

Perché vi chiamate Cattivo Costume?

Cattivo Costume è il sistema costruito sul marcio non detto dell’ordine prestabilito… è la coscienza sopita delle genti. A 18 anni questo nome della band è uscito spontaneo, date le nostre attitudini, in contrapposizione all’inconsistente e l’effimero modello proposto dalla società del consumo e dell’omologazione… un po’ di verità l’abbiamo trovata proprio vivendo la strada dove la realtà si presenta in tutta la sua cruda durezza e dove convenzioni e convinzioni si sgretolano di fronte ad essa. La nostra terra ci insegna molto a proposito di questo

Sicuramente per il tipo di disco con cui avete debuttato il lavoro e la preparazione non potevano limitarsi all’istinto e alle poche sedute di registrazione: ma a parte la scrupolosità sul lato artistico quale difficoltà avete incontrato per produrre Labirinto e quali state affrontando visto che ancora non è reperibile nei canali convenzionali del mercato discografico?

“Queste canzoni fanno parte di un percorso durato più di un decennio, sono cresciute e maturate con noi o forse hanno atteso la nostra maturazione… e sono tutte figlie di una tappa vissuta.

nel 2010 entriamo in studio con una proposta di produzione diventata un amichevole supporto e collaborazione soprattutto per il tipo di scelta artistica che abbiamo fatto,quindi questo lavoro è un autoproduzione. Le difficoltà sono economiche.Siamo tutti ragazzi intorno ai trenta e con il precariato e la disoccupazione che ci sono in giro mangiare pagarsi affitto bollette e realizzare un lavoro di buon livello è veramente difficile;per la realizzazione abbiamo fatto tutto in 6 giorni di registrazione e altrettanti per il missaggio. E visto che anche la stampa ha un suo costo abbiamo deciso di mettere in streaming parte del lavoro e cominciare con i live in attesa di step successivi.Per questa prima fase dobbiamo ringraziare Giancarlo Ippolito per la professionalità trovata nei suoi studi di registrazione e per il supporto artistico e tecnico. Il missaggio è stato affidato a Vincenzo D’Oriano da noi ritenuto tra i più preparati nel rock nelle nostre zone…

Da un po’ di tempo il vostro percorso è costellato da collaborazioni e connubi con altri artisti, dalle arti figurative alla messinscena teatrale fino ai reading di poesia: dove nasce questa esigenza di fusione con altre forme creative?

nasce dal bisogno di essere avvolti e avvolgere in un concetto più ampio della sola musica.nasce dall’incontro più o meno casuale con anime affini così è stato per la fase Circoblu con la poesia e il teatro danza di Claudio Gabola e Angela Zinno, con la personale “dominodimatteo” di Ciro di Matteo, così oggi per i quadri e le poesie del maestro Umberto Verdirosi e la recitazione di Rosalia Cuciniello. Da sottolineare che la copertina dell’album è del fotografo Luigi Verde.

I testi delle vostre canzoni sembrano visioni di autocoscienza, illustrazioni di esperienze non del tutto immaginarie: quanto c’e’ di autobiografico?

che valore ha il parlare di qualcosa che non si è vissuto…?

Ho trovato molte affinità con i CSI di lindo ferretti nell’approccio  interpretativo oltre che nella struttura che lega versi e musica: quali sono i vostri riferimenti musicali? qualche fonte ispiratrice in particolare?

le nostre radici affondano nel grunge dei nirvana nel punk dei Crass nell’ hard rock dei Led Zeppelin nel metal… parlando di gruppi italiani e della nostra lingua che ci consente di entrare così a fondo nei concetti: i primi litfiba (quelli fino ad “aprite i vostri occhi”), i CCCP/CSI e i Marlene Kuntz sono stati vero nutrimento… l’incontro tra l’impegno del cantautorato e la disperazione e la rivolta del rock. In generale ci piacciono tutte quelle band che hanno con la musica un approccio viscerale, e arrivano dritte allo stomaco indipendentemente dal genere musicale.

Chi volesse conoscere la vostra musica ed essere aggiornato su produzioni e live dove deve cercare?

http://www.myspace.com/cattivocostume e su diversi network… siamo in rete come un virus…

Paco De Renzis

14 Marzo 2011

Il Mediterraneo

Direttore Responsabile

Diego Penna

Editore

Amistad Edizioni Snc

Per contatti:

081 276759 – 3312320762

http://www.facebook.com/profile.php?id=100001680133146

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Labirinto live concept recensione di Fabio Rocco Oliva su arteatro.eu

ARTEATRO

www.arteatro.eu

Direttore Responsabile Laura Soprano

info@arteatro.eu

Il teatro lascia spazio alla musica: un viaggio nel labirinto dove l’uscita è nascosta nella circolare visione della vita.

PRENDERE COSCIENZA E FORZARE IL SOGNO

I suoni dilatati dei musicisti riempiono il foyer di Sala Ichòs. Si attende sorseggiando del vino al di qua della coltre. Poi il telo si apre e l’artista poliedrico Peppe Zinno introduce il pubblico in teatro: ha una lanterna, un debole luce che illumina i passi, è curvo, piegato su se stesso, in testa una bombetta. Ognuno prende il suo posto mentre i suoni dilatano lo spazio di pinkfloydiana memoria. In scena le luci soffuse abbracciano i musicisti sulle teste dei quali pendono quattro cornici vuote. I disegni sono scivolati via da quelle cornici per inchiodarsi alla parete alle spalle dei musicisti dove vengono proiettate le immagini del pittore Umberto Verdirosi. Quando tutto è pronto la sospensione sonora termina e una massiccia massa musicale, solida, prende materia scacciando via l’evanescente dilatazione: si costruiscono le mura del labirinto dove la musica serpeggerà con intensità da Minotauro. Non c’è calo, non c’è tregua, è una lunga corsa in circolo: per tutto il concerto la musica sarà sostenuta intervallata da alcune voci narranti che introdurranno il brano. Sarà un unico respiro dove campionature contrasteranno la ritmica marcata della batteria, il basso picchierà le corde incessantemente, la voce e la chitarra acustica legheranno il tutto. Si corre nel labirinto dove il cattivo costume diventa l’unica norma possibile per afferrare se stessi in un caleidoscopio di contraddizioni: la voce del bassista è grave, profonda, in contrasto con la più delicata e lirica voce della corista che danza al lato opposto. Alle loro spalle vengono proiettati i dipinti di Verdirosi: un arlecchino contratto affonda la testa tra le gambe, paesaggi desolati, distese dilatate di nulla dove il grigio spezza via ogni confine creando la confusione di realtà e sogno. Nel labirinto dei cattivi pensieri – una deviazione ellittica dalla ottusa via retta – il lirismo esplode frammentandosi in testi visionari e politici: «è un peccato restare a guardare, le parole ti pungono». I musicisti

hanno condiviso la passione per la musica sin da giovanissimi: il gruppo nasce a metà degli anni Novanta dall’incontro tra Marco Milone e Valerio Varlese, ai quali si sono aggiunti nel 2004 Enza Dentale, Boris Tafuri, Ferdinando Morello. Nel corso degli anni hanno suonato in vari festival tra cui la Festa dell’Unità di Modena, Emergenza rock festival; hanno esplorato altri scenari artistici fondendosi con la danza e il mimo nel progetto Circoblu, con i quadri di Ciro Di Matteo della personale dominodimatteo. La musica continua sostenuta ad aggirarsi nel labirinto dove l’io è costretto, chiuso, serrato, muovendosi tra «un fiume di anime inconsapevoli, un incosciente lobotomia». Cosa fare allora sull’orlo del burrone? Marco Milone guarda verso il pubblico e canta: «attingi alla tua fonte e sfida la gravità». Afferrare il mostro che si aggira per il labirinto, andare alla ricerca di esso (un evento naturale e necessario), trovarsi spalle al muro e perdersi, tremare a pochi passi dall’essere divorato dal mostro. Lì, in quel momento, sull’orlo della fine, bisogna allora aprire gli occhi e sognare, mettere da parte l’eccessivo lirismo e la compiacenza della sofferenza. Il labirinto contiene ancora nelle sue mura il sogno, ma la consapevolezza appare nella volontà di essere oltre l’inevitabile ed eterno affossarsi.

Fabio Rocco Oliva

Napoli, Sala Ichòs, sabato 12 febbraio 2011

http://www.arteatro.eu/contenuto/cinema-musica/feb11/CATTIVO%20COSTUME.pdf

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