Mel Vizzi

Cantastorie, cuntastorie… Una parola che mi gira dentro già dalla’adolescenza pur non conoscendone il significato. Era il 2013 ed ero in tour con il dedalo festival, eravamo a Caltabellotta e dovevamo andare a Licata per il gemellaggio con il Variazioni Festival quando arriva la telefonata di Gino Pira ad Ezio Noto e gli chiede se volevo fare una collaborazione con Mel Vizzi il Cuntastorie di Licata.

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La mia risposta fu un si senza indugi. A quei tempi stavano uscendo le musiche di quello che poi sarebbe stato “Terra Dimenticata”, decisi di sperimentarle e proporle a Mel. Lo ricordo bene quell’incontro. Arrivammo a Licata e c’era la conferenza stampa all’american bar di li a poco avremmo dovuto esibirci. Mi presentano Mel era in compagnia della figlia, ci sedemmo ad un tavolino un po’ in disparte dalla confusione e davanti ad un caffe’ provammo per qualche minuto. Ci fu subito sintonia, ero emozionato dall’incontro con quest’arte antica dal forte potere comunicativo ed evocativo. Ci esibimmo, con noi il mitico Nanni Cicatello alle percussioni, ando’.

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Era presente tra gli altri un grande maestro puparo, Agostino Profeta, che mi disse in siciliano: si guaglio’ si bravo, ma devi lasciare piu’ pause durante i cunti. Con Mel subito nacque una stima reciproca e il giorno dopo collaborammo ancora insieme ad un altro concerto fuori all’osteria 23, organizzato da Cristina Marchione.

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Tornato a Napoli cominciai una ricerca sui cantastorie del sud italia che dura tutt’oggi.
Ci sono uomini che se sfiorano la tua vita lasciano un segno indelebile. Mel Vizzi e’ uno di questi. Quest’anno, a Licata ha aperto un luogo si chiama “la putìa del cuntastorie” dove oltre ad essere esposti cartelloni dei cunti e oggetti della tradizione siciliana, Mel si esibisce e incontra altri artisti di svariate discipline, conservando, sperimentando e innovando quest’arte. Quella del cuntastorie. Mel inoltre scrive e dipinge. Mi sono sempre sentito in dovere, nel mio umile piccolo, di diffondere la bellezza che incontro durante il mio cammino. Lo faccio anche quando la vita ci allontana e ci fa prendere strade diverse, perché non dimentico mai il bene che mi è stato fatto. Perche’ sento che l’attimo e’ eterno e prescinde dalle miserie della condizione umana. Perché credo nell’arte intesa come messaggio, evolutivo e curativo per chi la emette e per chi la riceve. Per questo motivo vi invito a seguire i passi di Mel Vizzi, il cuntastorie licatese, sulla sua pagina ufficiale.

https://m.facebook.com/profile.php?id=212950435495844

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voglio ringraziarlo e tributargli la sua importanza ispirativa a quello che sarà il prossimo spettacolo dei cattivo costume “‘O cunto e ‘a ‘mbasciata”. Sono onorato della stima reciproca. Tutto il bene dell’universo Mel.

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