terra dimenticata nel viaggio di Alessio Saviano

 

L’11 aprile “Terra Dimenticata” al Dada Club… c’era Alessio Saviano queste le sue parole sullo spettacolo…onorati lo ringraziamo per questo dono.

 

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“A vegliare questa notte è un decadente in cerca d’ascesa, un uomo dei tempi passati, famelico di di sensazioni e di Poesia… Lui fa da sentinella alla notte, passeggiando sopra un muro fatto di occhi appesi al cielo e di fumo sospirato, che si dissolve nell’aria in cerca, a volte risposte, altre volte di domande. A riecheggiare nella mente di costui, stanotte, non v’è la solita Musa amata o il solito Ego adorato, v’è invece un viaggio, degno di tal nome, nel quale fu condotto. Un viaggio, si, che come souvenir si trascina dietro una manciata di sensazioni, un alone sfuggente di bellezza, e il ricordo di una gentilezza che caratterizzò l’interpretazione di esso. Tale viaggio ebbe inizio per caso, quando l’uomo incarnato da Poesia e sogni incontrò, del tutto fortuitamente, un vascello pirata. Uno di quelli che sembra provenire da un’altra era, uno di quelli che il buio avvolge poichè ne ammette la bellezza e la rarità. Il poeta fu così invitato a salirvi, e salpando con l’equipaggio di esso scoprì terre e paesaggi sconfinati lontanssimi, restando seduto, e ammirò le albe e i crepuscoli più taglienti, chiudendo gli occhi. Ebbe inizio cosi inizio la conoscenza delle anime che formavano l’equipaggio, ve ne erano delle più disparate, accomunate però da un solo tesoro : la ricerca di esso. S’imbattè cosi, il poeta, in colei che quasi era lo stendardo del vascello, una Donna che portava una bandana scura stretta al capo, quasi a voler contenere e legare i milioni di pensieri che la disarmante mente umana è capace di armare, gli stessi pensieri che erano stati capaci di donare quella stessa donna alla follia. La Follia… colei che insieme all’ingenuità e all’eremitismo è detentrice di ogni verità, di compromesso alcuno, di pura e sgorgante essenza, di quelle parole che i cosiddetti “sani di mente” mai e poi mai riusciranno a pronunciare, seppur volendole.Vi era poi, meno visibile alla prua e più vicino all’albero maestro uno straniero proveniente da chissà quale terra lontana milioni di leghe, che oltre alla saggezza che solo chi ha strisciato la terra sa avere, portava dentro gli occhi il destino e il sapore del mare : la sua stessa vita.Scandiva cosi costui questo viaggio, battendo il tempo su di un antico tamburo, e cercando di sconfiggerlo, il tempo, al ritmo del suo suono solenne e profondo. Questi marinai, cercatori persi e trovatori in cerca, erano condotti e incanalati sulla rotta dell’infinità da una Musa, soave e avvolta dal divino, che cantando note che stessero al di sopra dei comuni suoni, cullava i marinai conducendoli su di un varco che solo i cercatosi di libertà sanno attraversare, il varco dell’ Io. Si distendeva cosi, accompagnata dalle onde marine, questo leggero e profondo suono, generato dalla Musa, una sirena ammaliatrice di sentimenti, che riusciva a donare però quel senso di lontananza che solo le cose che si hanno già dentro sanno avere… In fine era presenta sulla nave un viaggiatore ancora diverso dagli altri, e forse per questo uguale ad essi, uno di quelli che vagano il mondo intero in cerca di mera bellezza e semplicità… Uno raccattato in un porto qualunque, accompagnato dalla sua sacca di solitudine e sogni, sempre desideroso di desideri… uno che i sogni se li porta impressi a fuoco, come un marchio, dentro gli occhi. Questa è la sua condanna, che allo stesso tempo è lama di spada e fior di Primavera… Non v’erano ruoli o comandanti sopra questo vascello, v’erano solo anime, che con la propria ragionata follia provarono a fare una cosa soltanto, l’unica per la quale vale la pena vivere : Vivere.” Alessio Saviano

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