Labirinto concept omaggio a Verdirosi

il promo dello spettacolo “labirinto concept acoustic live omaggio a Verdirosi” presentato a Sala Ichòs a febbraio 2011.
http://www.arteatro.eu/contenuto/cinema-musica/feb11/CATTIVO%20COSTUME.pdf
ringraziamo il maestro Umberto Verdirosi – ispirazione, quadri, poesie.
Rosalia Cuciniello – voce narrante.
Ciro di Matteo – luci e scenografia.
Roberto Sepe – fonico
Peppe Zinno – artista poliedrico per la performance di apertura.
Sala Ichòs, Salvatore Mattiello, Gino Protano.
Giancarlo Ippolito per averci fornito l’impianto per suonare e Marco Latour e Francesca Manuele per le riprese video. Fernando Morello per la supervisione audio.

La recensione dello spettacolo a firma di Fabio Rocco Oliva su Arteatro.eu che ha colto l’essenza del nostro spettacolo e ha saputo definirla come nessuno di noi sarebbe stato in grado di fare…lo ringraziamo per questo.

ARTEATRO
Direttore Responsabile Laura Soprano
info@arteatro.eu
Il teatro lascia spazio alla musica: un viaggio nel labirinto dove l’uscita è nascosta nella circolare visione della vita.
PRENDERE COSCIENZA E FORZARE IL SOGNO
I suoni dilatati dei musicisti riempiono il foyer di Sala Ichòs. Si attende sorseggiando del vino al di qua della coltre. Poi il telo si apre e l’artista poliedrico Peppe Zinno introduce il pubblico in teatro: ha una lanterna, un debole luce che illumina i passi, è curvo, piegato su se stesso, in testa una bombetta. Ognuno prende il suo posto mentre i suoni dilatano lo spazio di pinkfloydiana memoria. In scena le luci soffuse abbracciano i musicisti sulle teste dei quali pendono quattro cornici vuote. I disegni sono scivolati via da quelle cornici per inchiodarsi alla parete alle spalle dei musicisti dove vengono proiettate le immagini del pittore Umberto Verdirosi. Quando tutto è pronto la sospensione sonora termina e una massiccia massa musicale, solida, prende materia scacciando via l’evanescente dilatazione: si costruiscono le mura del labirinto dove la musica serpeggerà con intensità da Minotauro. Non c’è calo, non c’è tregua, è una lunga corsa in circolo: per tutto il concerto la musica sarà sostenuta intervallata da alcune voci narranti che introdurranno il brano. Sarà un unico respiro dove campionature contrasteranno la ritmica marcata della batteria, il basso picchierà le corde incessantemente, la voce e la chitarra acustica legheranno il tutto. Si corre nel labirinto dove il cattivo costume diventa l’unica norma possibile per afferrare se stessi in un caleidoscopio di contraddizioni: la voce del bassista è grave, profonda, in contrasto con la più delicata e lirica voce della corista che danza al lato opposto. Alle loro spalle vengono proiettati i dipinti di Verdirosi: un arlecchino contratto affonda la testa tra le gambe, paesaggi desolati, distese dilatate di nulla dove il grigio spezza via ogni confine creando la confusione di realtà e sogno. Nel labirinto dei cattivi pensieri – una deviazione ellittica dalla ottusa via retta – il lirismo esplode frammentandosi in testi visionari e politici: «è un peccato restare a guardare, le parole ti pungono». I musicisti
hanno condiviso la passione per la musica sin da giovanissimi: il gruppo nasce a metà degli anni Novanta dall’incontro tra Marco Milone e Valerio Varlese, ai quali si sono aggiunti nel 2004 Enza Dentale, Boris Tafuri, Ferdinando Morello. Nel corso degli anni hanno suonato in vari festival tra cui la Festa dell’Unità di Modena, Emergenza rock festival; hanno esplorato altri scenari artistici fondendosi con la danza e il mimo nel progetto Circoblu, con i quadri di Ciro Di Matteo della personale dominodimatteo. La musica continua sostenuta ad aggirarsi nel labirinto dove l’io è costretto, chiuso, serrato, muovendosi tra «un fiume di anime inconsapevoli, un incosciente lobotomia». Cosa fare allora sull’orlo del burrone? Marco Milone guarda verso il pubblico e canta: «attingi alla tua fonte e sfida la gravità». Afferrare il mostro che si aggira per il labirinto, andare alla ricerca di esso (un evento naturale e necessario), trovarsi spalle al muro e perdersi, tremare a pochi passi dall’essere divorato dal mostro. Lì, in quel momento, sull’orlo della fine, bisogna allora aprire gli occhi e sognare, mettere da parte l’eccessivo lirismo e la compiacenza della sofferenza. Il labirinto contiene ancora nelle sue mura il sogno, ma la consapevolezza appare nella volontà di essere oltre l’inevitabile ed eterno affossarsi.
Fabio Rocco Oliva
Napoli, Sala Ichòs, sabato 12 febbraio 2011
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2 thoughts on “Labirinto concept omaggio a Verdirosi

  1. Che bello questo labirinto! Che Più ti ci perdi e meglio lo comprendi …
    Che “bravi” i cattivo costume , che di cattivo hanno solo il nome.
    Lievemente .
    Gansee.

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